I deliri del bibliofilo
Il “deserto” di Buzzati
Storia editoriale del “Deserto dei Tartari”, nato nella redazione del “Corriere della Sera”, dove l’autore lavorava tutte le notti dal 1933 al 1939. Dalla prima uscita nella collana “Il sofà delle Muse” di Rizzoli nel 1940 (artefice Leo Longanesi) all'edizione del 2021 negli Oscar Mondadori
Molto complessa e articolata è la vicenda relativa all’editio princeps del romanzo Il deserto dei Tartari di Dino Buzzati. L’autore, che lavorava alle dipendenze del Corriere della Sera dal luglio 1928, aveva alle spalle la pubblicazione per Treves-Treccani-Tumminelli di Bàrnabo delle montagne e Il segreto del Bosco Vecchio, editi rispettivamente nel 1933 e nel 1935. Nel marzo 1939 il manoscritto del romanzo arriva nelle mani di Leo Longanesi che sta allestendo per Rizzoli & C. una nuova collana e ha espressamente chiesto, probabilmente su indicazione di Indro Montanelli, allo scrittore bellunese un libro da pubblicare. Preciserà al riguardo Buzzati: «Mi hanno detto che Longanesi fece leggere il manoscritto a un suo critico di fiducia e che questi glielo restituì dicendo che non valeva nulla. Allora lui, che era un bastian contrario per natura e per vocazione, lo mandò subito in tipografia».
Il deserto dei Tartari uscì quale titolo inaugurale della collana “Il sofà delle Muse” mentre Buzzati si trovava in Africa come corrispondente. La data di stampa indicata è il 25 aprile 1940. L’edizione in brossura è arricchita da una sovraccoperta figurata che abbraccia anche la quarta, comprendente una bandella contenente il ritratto fotografico dell’autore mentre l’altro risvolto riporta i primi quattro titoli previsti nella collana. Il libro consta di 280 pagine e ha un formato in-16°. Originariamente doveva intitolarsi La fortezza ma Longanesi consigliò all’autore di modificare il titolo perché avrebbe rischiato di essere interpretato come un’allusione troppo scoperta alla guerra imminente. Buzzati propose allora due alternative: Il deserto dei Tartari e Il messaggio dal nord. Longanesi optò per il primo titolo. Buzzati, su indicazione dello stesso editore, provvide a modificare il “lei” con il “voi”, incaricando l’amico Arturo Brambilla di effettuare le opportune modifiche.
Esiste tuttavia una versione del Deserto dei Tartari con legatura in tela e titoli incisi, stampata su carta distinta, che presenta la stessa sovraccoperta della brossura. Tale libro, molto raro, ha una quotazione che si aggira intorno ai 3500 euro mentre una copia in brossura, completa della sovraccoperta, oscilla tra i 1000 e i 1500. In una scheda non firmata, allestita sul sito della Libreria Pontremoli di Milano, si legge che «l’emissione con copertina in tela precedette l’edizione in brossura (almeno in termini di lavoro tipografico e di legatoria), configurandosi dunque come vera e propria emissione “di lusso” in un contesto editoriale esemplato sul modello angloamericano hardcover/paperback». Le sovraccoperte si differenziano per l’indicazione del prezzo: quello previsto per la tiratura rilegata è di 20 lire contro le 12 della brossura. È possibile che, a causa di un ritardo nell’allestimento tipografico della sovraccoperta, l’edizione rilegata sia stata inizialmente messa in vendita priva della stessa.
L’anno successivo venne predisposta una ristampa del libro (il “finito di stampare” reca la data 9 maggio 1941) che, secondo quanto riportato nelle Rarità bibliografiche del Novecento italiano di Gambetti e Vezzosi, si differenzierebbe per la data di imprinting, nonché per il prezzo aumentato a 15 lire e per la dicitura “seconda edizione”. A tutti questi dati, riportati in sovraccoperta, bisogna aggiungere il secondo risvolto che presenta l’elenco dei nove volumi pubblicati nella collana oltre ai sette imminenti.
La terza edizione, effettuata nel novembre 1945 da Mondadori, venne accolta nella collana “Lo Specchio. I narratori del nostro tempo” al costo di 220 lire. Qui viene ripristinato il “lei” originario, come da desiderio espresso dall’autore nella lettera indirizzata ad Arnoldo Mondadori in data 2 agosto 1943: «Domani o dopodomani invierò ad Alberto una copia del Deserto con alcune correzioni; fra l’altro desidero rimettere, come nella stesura originale, il “lei” anziché il “voi” in molti dialoghi; ciò che corrisponde di più al periodo, sia pure indeterminato, in cui si svolge la vicenda, nonché al mio gusto personale» (cfr. Il romanzo, “la stessa mia vita”. Carteggio editoriale Buzzati-Mondadori 1940-1972, a cura di Angelo Colombo, Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori, p. 126). Le rimanenze vengono ricopertinate nel 1949 nella collana della “Medusa degli italiani” e messe in vendita al costo di 420 lire, mantenendo all’interno le date presenti nella versione dello “Specchio”. Solo nell’aprile 1952 si avrà un’edizione effettivamente stampata nella “Medusa” con data corretta e nuovo prezzo di 900 lire.
Nel 2021 Lorenzo Viganò ha curato il romanzo in un Oscar Mondadori che contiene un trattamento cinematografico e altri materiali inediti, tra cui gli appunti preparatori che prevedevano personaggi e situazioni differenti rispetto al testo poi licenziato. Lo stesso Buzzati osserva a proposito della vicenda di Giovanni Drogo: «Come mi è venuta in mente la storia del Deserto dei Tartari? Probabilmente tutto è nato nella redazione del Corriere della Sera, dal 1933 al 1939 ci ho lavorato tutte le notti, ed era un lavoro pesante e monotono, e i mesi passavano, passavano gli anni e io mi chiedevo se sarebbe andata avanti sempre così, se le speranze, i sogni inevitabili quando si è giovani si sarebbero atrofizzati a poco a poco, se la grande occasione sarebbe venuta o no, e intorno a me vedevo uomini, alcuni della mia età, altri molto più anziani, i quali andavano trasportati dallo stesso lento fiume e mi domandavo se anch’io un giorno non mi sarei trovato nelle stesse condizioni dei colleghi dai capelli bianchi già alla vigilia della pensione, colleghi oscuri che non avrebbero lasciato dietro di sé che un pallido ricordo destinato presto a svanire».
Nel 1956 Il deserto dei Tartari viene pubblicato nella collana “Grandi narratori italiani” diretta da Niccolò Gallo, mentre nel 1969 il testo confluisce nella collezione mondadoriana “Scrittori italiani e stranieri” che accoglie modifiche di lieve entità rispetto alle lezioni precedenti, dando vita alla vulgata impostasi nelle successive ristampe.


