Every beat of my heart
Il dono del poeta
Nel giorno del suo compleanno Roberto Mussapi regala a Succedeoggi e ai suoi lettori un inedito dal suo nuovo ciclo poetico sul tema Voce e Visione. A lui il nostro grazie e i nostril auguri
Oggi, 21 luglio, è il mio compleanno. Champagne, e una sorpresa per i miei lettori. Il mio prossimo libro di poesia per Lo Specchio Mondadori è ultimato, in cantiere, forse vi aggiungerò un nuovo monologo. Ma, a libro pressoché concluso, o in dirittura d’arrivo, più di un anno fa nasceva un mio nuovo ciclo poetico, chiaramente per un volume a venire, anche se crescente.
Spesso la mia poesia si esprime a cicli, che compaiono anche in libri diversi, come il Ciclo delle notti Arabe, il Ciclo di Itaca, il Ciclo del viaggiatore veneziano e della Cina.
Questo, nato da un anno e maturante, sarà sul tema Voce e Visione. Ricorrenti nella mia opera, anzi, capisaldi. Quindi Voce e Visione non sarà il titolo. Ma il tema forte, visioni notturne che prendono corpo, immaginalmente, senza svanire al risveglio, tatuante non metamorfosante; epifanie diurne che assumono sostanza di sogno, per il tempo onirico, in cui mantengono corpo. E la voce, come sempre, nel mio viaggio, ma qui in forma diversa, detta e guida la nascita e la rotta del libro.
Questa è la mia lettura che vi dono per il mio compleanno.
La visione della montagna
So quanto dicono. Dicono,
che non vuol dire raccontano.
Adesso tu invece avrai da me il racconto,
l’unica fonte vera, oltre alla voce.
È raro che io racconti di quel viaggio, rarissimo.
Perché non è un’esperienza del mio passato,
ma un’avventura presente, e non soltanto mia.
Non mi appartiene, per questo non posso narrarla
se non a qualcuno che in un attimo io senta accanto.
Quello che dicono è distorto e ridicolo
come ogni cosa che gli uomini dicono:
esprime anche sinceramente qualcosa che avvenne,
ma le parole di chi dice lo distorcono.
Conta solo la parola di chi racconta e ascolta.
Certo, è vero che abbandonai i compagni al bivacco
lasciandoli mentre si spegnevano i fuochi per la notte
e che ingiunsi di tacere, e di dormire, attendermi.
Che non sarei tornato all’alba, ma a mezzogiorno.
E da lì saremmo partiti, da quell’istante
per riprendere in quel momento il nostro viaggio.
Non dicono, il dire e il detto non consentono,
che quegli uomini non erano solo al mio servizio,
assoldati e pagati per seguire i miei ordini.
E che per loro fu giusto che io me ne andassi.
Ma fu anche strano, e li posso comprendere.
Non dicono che non mi seguivano solo per la lauta paga,
ma perché avevano intuito il sogno del mio viaggio.
Sì, lo scopo erano le sete, i damaschi, e l’ambra e i lapislazzuli.
Ma mi avevano seguiti come presi dall’incanto
di qualche cosa che io cercavo senza saperlo:
compresero che non potevo dirlo.
Per questo furono miei discepoli, compresero il non detto
per condividere con me il sogno dell’indicibile.
Io cavalcai verso la montagna dei prodigi,
che nel viaggio di andata avevo liberato
dai sortilegi malefici del Vecchio.
Tornai in un monte pacificato
anche grazie a me e quelli che mi aiutarono.
Non gli uomini, intendo.
Tornai per rivedere, giunto alla cima del monte,
non alto, ma altissimo per chi vi giunge a cavallo
quello che avevo visto e incontrato la prima volta.
Non era una montagna quella in cui stavo guardando
dall’alto il mondo di cui ero carne e sangue:
era una nuvola.
E lì apparve il volto di una principessa,
una giovane persiana dagli occhi d’incanto.
Poi con le nebbie svanirono le nuvole
e mi ritrovai sulla terra solida,
io e il cavallo.
E gli uomini che mi aspettavano, senza domande.
Ora a te, soltanto a te posso fare il racconto:
tu eri quella che mi apparse sulla nuvola,
io sono tornato per ritrovarti.
E compresi l’enigma, che sto risolvendo,
io sto parlando a quella che avevo visto e perso,
per lei tornai tra le nubi cercandola.
Io sto parlando a te, che mi sei apparsa
oggi, per caso, nel mercato pieno di folla.
Io ti ho ritrovata,
te lo racconto.
Roberto Mussapi
(Nella foto Roberto Mussapi ritratto da Ro Cirella)